ieri sera un mio amico guardandosi intorno dice: "ma butta 'sti libri, dai. lo sai che c'è un telefono che puoi comprare dove puoi avere tutti 'sti libri in un paio di click?".
non ci sono cascato. il mio amico fa i siti per aziende di moda, attori, attrici - più spesso - grandi nomi del mondo governato dal mercato. il mio amico è colto ma lavora su un understatement un po' newyorker un po' hinterland milanese che gli consente di ascoltare manicalmente battisti per mesi. solo battisti.
non ho risposto altro che: "lo so, ma io ci lavoro, questo non vale per me. io non ce la faccio."
morta lì.
però poi stamattina ripensavo ad un altro mio amico che ama più di me i libri, gli oggetti intendo. ne compra d bellissimi, spesso di nascosto dalla donna che ama, perché la loro casa è piccola e lui ama soprattutto gli illustrati e i fuori formato d'epoca. lui mi ha giustamente ricordato un pomeriggio in metropolitana che il libro rimane rispetto a ogni supporto elettronico e nano tecnologia la cosa più compatibile con noi, il nostro corpo, i nostri occhi, la nostra mente.
è vero, penso stamattina e poi penso anche che in tutti i serial crimes quando l'esperta deve capire qualcosa di difficile che mette diversissime informazioni in relazione ha almeno tre schermi sulla sua scrivania.
e ho pensato che quando deve trovare relazioni nuove, emozionanti, tracce appassionanti nella realtà che vivo immergendomi nella realtà dei libri che leggo, che studio, c'è qualcosa che alle elementari mi hanno detto valeva per i vangeli che ancora segna i momenti più belli della mia relazione con i libri. una cosa che si chiama lettura sinottica. una lettura che rispetto a quella confessionale però non ricerca solo le orizzontali ma soprattutto le diagonali, come sul quadro svedese.
non ci sono cascato. il mio amico fa i siti per aziende di moda, attori, attrici - più spesso - grandi nomi del mondo governato dal mercato. il mio amico è colto ma lavora su un understatement un po' newyorker un po' hinterland milanese che gli consente di ascoltare manicalmente battisti per mesi. solo battisti.
non ho risposto altro che: "lo so, ma io ci lavoro, questo non vale per me. io non ce la faccio."
morta lì.
però poi stamattina ripensavo ad un altro mio amico che ama più di me i libri, gli oggetti intendo. ne compra d bellissimi, spesso di nascosto dalla donna che ama, perché la loro casa è piccola e lui ama soprattutto gli illustrati e i fuori formato d'epoca. lui mi ha giustamente ricordato un pomeriggio in metropolitana che il libro rimane rispetto a ogni supporto elettronico e nano tecnologia la cosa più compatibile con noi, il nostro corpo, i nostri occhi, la nostra mente.
è vero, penso stamattina e poi penso anche che in tutti i serial crimes quando l'esperta deve capire qualcosa di difficile che mette diversissime informazioni in relazione ha almeno tre schermi sulla sua scrivania.
e ho pensato che quando deve trovare relazioni nuove, emozionanti, tracce appassionanti nella realtà che vivo immergendomi nella realtà dei libri che leggo, che studio, c'è qualcosa che alle elementari mi hanno detto valeva per i vangeli che ancora segna i momenti più belli della mia relazione con i libri. una cosa che si chiama lettura sinottica. una lettura che rispetto a quella confessionale però non ricerca solo le orizzontali ma soprattutto le diagonali, come sul quadro svedese.

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