Incrociare in diagonale e salire verso l'alto

martedì 26 gennaio 2010

vado al lavoro

ieri mattina sono stato svegliato da una notizia bellissima: Vendola in puglia aveva preso il 73% spazzando via l'arroganza di D'alema. è stata una sorpresa perché a 36 anni mi sono già brutalmente abituato a vedere umiliate le mie speranze di elettore da decisioni che ormai non riesco più nemmeno a pensare raffinate e strategiche e incomprensibili per me che non capisco molto di politica attiva, delle sue necessità, delle sue questioni di sostanza che mettono nell'angolo le mie superficiali visioni del quadro svedese complessivo.
ieri sera io e la donna che amo eravamo lì, a fianco sul divano, e insieme abbiamo aspettato Vendola all'Infedele di Lerner. Chi ci sarà con lui in diretta? dicevamo.
c'erano Latorre, al posto di D'alema o Bersani, Tatarella, la destra nobile pugliese, Sallusti, direttore di Libero mi pare, la direttrice della Gazzetta del Mezzogiorno (non ricordo il cognome mi spiace - ora spiego perché non lo cerco su internet), Pesole, una ricercatrice che rappresentava i gender studies e il pensiero delle donne, Cassano, "non antonio" - mentre lerner fa la battuta sulla schermo dietro appare il talento della samp - ma il sociologo della questione meridiana che malagevolmente cercato di attualizzare quella meridionale, e poi? due scrittori. il livello da cui parte di solito lerner, bisogna dirlo, è più ambizioso di solito di quello da cui partono le altre trasmissioni comparabili alla sua.
due scrittori. Carofiglio, sellerio, e Lagioia, einaudi. le attribuzioni editrici sono date come presentazione dallo stesso lerner. mi pare entrambi pugliesi.
ora cercherò di segnare qui, nel corpo di questa mattina cosa trattengo ora di quel che ho visto e sentito ieri, ecco perché non cerco il nome della direttrice della Gazzetta del mezzogiorno, che avevo già visto da lerner un'altra sera perché ha scritto il libro con e della Daddario, però proprio non mi rimane in mente il nome, mi spiace.
bene, vediamo o meglio rivediamo.
vendola apre citando la connessione sentimentale tra la politica e i sogetti politici di gramsci. bello.
carofiglio: Lao Tze, il bruco crede che sia la fine del mondo e invece il resto del mondo la chiama farfalla, riferito alla piccola metamorfosi, lo spiega lerner, che potrebbe rappresentare vendola per i morti viventi e silenti del pd.
tatarella non dice nulla, credo sia stato invitato per via del fratello pinuccio che, ci spiega vendola ha creato un linguaggio politico in puglia che ha cambaito il modo di autorappresentarsi dei pugliesi.
sallusti dice sempre noi come sinonimo di popolo della libertà e tenta di dire sempre la stessa cosa: la gente vuole berlussconi più di tutti gli altri e poi si accende contro carofiglio dicendogli: lei viene qui a impartirci lezioni di etica?! e carofiglio torvo: è necessario in certi casi prendere lezioni di etica! (le due frasi vengono rispettivamente ripetute almeno cinque volte sperando nel favore delle telecamere che sembrano sorde, si sa.
lagioia conclude un intervento intermittente dicendo che la questione è che berluska è rimasto a donna rachele, tutti ridono e apprezzano la battuta.
pesole dice almeno tre volte che essere velina segna e modellizza un orizzonte di affermazione sociale condiviso.
e poi una conclusione avatar: lerner dice noi siamo in diretta ma da questo momento in poi ci sarà ubiquità perché se girate su vespa ci sono sia vendola che latorre in questo stesso momento del palinsesto. vespa è registrato.
vendola e latorre si giustificano e dicono che questa incontinenza televisiva, così dice lerner, non fa bene alla politica, vendola dice non lo faccio più, testuale. lerner dice non facciamo qui scene di gelosia, testuale.
latorre è stata una giornata difficile e speciale e non c'erano altri che volevano metterci la faccia, quasi testuale.
io lì per lì non capisco. non è la prima volta però, però stamattina;
stamattina penso: anche quando sei felice e ti senti riscattato, come la mattina che mi sono alzato e ho visto e sentito dentro di me che vendola aveva vinto e che io avevo vinto qualcosa dentro di me, la mia progressiva voglia di ritirarmi, un entusiasmo che spariglia le convenienze, beh la sera con quel tocco finale ubiquo, senza nulla togliere a nessuno, la procedura del palinsesto nella sua relazione con la realtà dei fatti della comunità in cui vivo diceva: la politica è sempre da un'altra parte. 
vado al lavoro.












  

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