Oggi mi è capitata una cosa piccola e strana.
Beh, strana, diciamo che è una cosa in cui sono già incappato altre volte, ma ogni volta mi lascia senza parole.
Per questo ne parlo, perchè quando succede io rimango senza parole. Quando succede pronuncio solo delle gran onomatopee e tiro su di sopracciglia.
La cosa è questa. Non fatevi illusioni, è proprio piccola.
Oggi sono andato da un cartolaio per stampare 25 pagine con immagini a colori. Proprio il cartolaio, perchè il sabato pomeriggio le copisterie sono chiuse, e i cartolai vanno alla grande.
Sono andato alla cartoleria Lo Scarabocchio. Ci sono andato a colpo sicuro perchè sapevo che lì stampavano da file, e io avevo il mio bel file sulla mia bella chiavetta.
Lo Scarabocchio è da sempre gestito da una coppia sposata. Lei piccola bionda ben proporzionata e con una riservatezza un po' parrocchiale, lui quasi calvo faccia tonda di gomma amante dei gilet e l'aria di uno che collezione modellini d'aerei.
Negli anni ci sarò andato una ventina di volte e sono sempre rimasto molto colpito dalla distinzione di cui fanno sfoggio, non so, come fossero una coppia di antiquari.
Ecco, per dire, adesso, ci sono questi posti - come Lo Scarabocchio - che magari ci vai spesso nel corso di una vita, ma non abbastanza da avviare la trasformazione da cliente ad amico.
La sensazione è quella di osservare, da fuori, un altro rullo del tempo. Tu ti ricordi di loro, ma capisci che loro non si ricordano di te. Allora l'effetto è quello del finestrino del treno: che quando passo dalle parti di Imola, appena dopo, c'è sempre una casa che riconosco e ogni volta noto un particolare in più o in meno, un cancello nuovo, la cassetta della posta cambiata, ma sono particolari troppo piccoli per cambiare l'essenza del quadro.
Un ritratto pressochè immutabile a cui un pittore invisibile aggiunge ogni volta un baffo, un orecchino, un collo di lana. Ma il ritratto, quello, alla fine rimane tale e quale.
E' banale: le persone che vediamo tutti i giorni, ai nostri occhi non cambiano mai.
Quelle che non vedi mai, quando le vedi, le vedi sempre raddoppiate. (Dimezzate è più raro)
Poi ci sono questi tizi che vedi a singhiozzo, che ti sembra di vedere quelle vecchie pellicole che scattano di cinque fotogrammi alla volta, TUC! TUC! TUC!, come se il tempo per loro non avanzasse in piano, ma rotolasse giù per le scale, e tu li vedi ogni volta che picchiano un gradino.
E' strano.
E' strano perchè te invece ti senti Lineare.
Comunque vado da Faccia di Gomma e gli consegno la chiavetta.
Gli dico che vorrei stampare su della carta un po' più spessa del normale, perchè vorrei che le foto venissero bene.
Cosa? mi risponde lui, senza alcun motivo per non aver capito o sentito.
Ma vengono bene? gli chiedo ancora.
Lui alza la testa come se non stesse aspettando altro.
Poi mi risponde così eccitato dall'orgoglio che tra una parola e l'alra ci mette una risatina: Eh! questa è una macchina - eh!- da quattordicimila euro (un po' biascicato) faccia lei!
Faccia lei?
Ecco è questa la cosa che ogni volta mi fa impazzire e ammutolire.
Faccia lei?
E che cos'è che dovrei fare io?
Perchè che cosa si dice o si fa in queste occasioni?
Dovrei arrendermi all'equazione costo=qualità e chinare il capo davanti alla cifra che lui ha speso per la sua macchina? Eppoi quanto costano di solito queste stampanti qui? Dovrei farmi dire il modello e poi correre a controllare le valutazioni di mercato per verificare il dato che mi ha comunicato? Sono tenuto a conoscere in anticipo il costo dei macchiari di stampa? E' un fatto notorio?
E comunque, posto che il costo esibito sia corretto, per quale motivo dovrei sbalordirmi? Devo pensare che non solo il denaro, ma anche la sola pretesa di una spesa vale come garanzia del risultato finale?
Ok, poi lo so, lo so, il senso banale del quesito.
Ma è proprio la sua formulazione, così netta, così stringente, così retoricamente mondana, imprescindibile, è questo che mi lascia secco. Anche perchè è una domanda retorica dannatamente subdola.
Perchè se fosse semplicemente una retorica potresti assentire, fare spallucce, tutto va bene.
Ma questa è una domanda che - almeno qui al nord - nasconde tutta un'esibizione di bicipiti. Quello che il cartolaio ha voluto dirmi non era solo costo=qualità, ma anche e soprattutto: IO ho speso 14milaeuro, IO sono uno che Spende 14milaeuro, IO e non tu, IO so quanto cazzo costano questi affari, costano uno sfracelo perchè sono macchine della madonna e IO COMPRO macchine della madonna. Hai capito?
Ecco, io rimango senza parole.
Anche se adesso penso che la prossima che uno mi dice la stessa cosa, gli rispondo: eh, lo so, io ho speso 7mila euro solo per rifare il bagno!
Alla fine l'uomo ha avviato la stampa, e non appena le foto sono cominciate a uscire, le ha prese in mano e per poco non sviene per l'emozione.
Guarda qui che roba, ha detto rivolto a me ma anche al negozio intero. Guarda che perfezione, ho stampato a 1200 dipiai!
Si è rivolto alla moglie: hai visto? 1200 dipiai! 1200! Adesso non mi tiene più nessuno! Ah, sì sì adesso non mi tiene più nessuno!
Mi è passato davanti, è andato da una cliente che guardava i biglietti d'auguri, le ha detto: Guardi un po' qui! Va che roba eh?
Belle, ha detto lei.
Come belle? Bellissime!
Sì sì bellissime!
1200 dipiai! Adesso non mi tengono più!
La cliente si volta verso di me: eh, adesso chi lo tiene?
In sottofondo un ritorello di Lady Gaga ha fatto: AH! AH!
Il cartolaio in perfetta sintonia intona: Oh! Oh!
Dopo aver fatto il giro del negozio mi consegna le foto. Le guardo.
Poi abbassa la voce - una cosa tra me e lui -: 1200 dipiai! Non lo avevo mai fatto. Non l'avevo mai spinta a 1200, non ho mai schiacciato quel tasto lì, non lo sapevo!
Appena prima di uscire ho sorpreso la moglie dietro il banco con lo sguardo perso nel vuoto.
Due tizi di RadioDeeJay annunciavano - per non so quale anniversario - i Beatles (!) con Help.
"Help! I need somebody, Help!..."
La cartolaia teneva lo sguardo fisso davanti a sè. Le mani, in un gesto automatico, si tormentavano la pellicina di un'unghia.
Ha mosso brevemente le labbra e con la consueta riservatezza ha sussurrato: Help...please...please...pleeeaaaseeeeee
è tutto rigorosamente vero.
sabato 30 gennaio 2010
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