Incrociare in diagonale e salire verso l'alto

domenica 24 gennaio 2010

una questione del tutto privata

Non voglio trasformare questo luogo in un pretesto diaristico.
Ma oggi è stata una giornata particolare.


Mia zia Laura è stata trasportata in un centro di accoglienza per malati terminali. Sta a Cologno, questo centro, vicino all’uscita della tangenziale est. Accanto alla struttura c’è un’enorme buca, come se fosse caduto un meteorite. Ho chiesto cosa fosse e un tizio mi ha detto: hanno tirato su una cascina. Così: hanno tirato su una cascina. Come se fosse normale che le cascine le tirano su e giù a piacimento.
Mia zia dal letto fissa quel buco fuori dalla finestra. Non ha scelta, il buco ingombra tutto il suo campo visivo. Io gli ho detto che devono farci una piscina, che la riempiranno d’acqua, e che tra un po’ vedrà tutto azzurro e la gente che fa il bagno. L’ho detto così, senza pensarci. Non riuscivo a dirle che avevano tirato su una cascina.
Attorno alla struttura ci sono anche un mucchio di conigli neri. Sono conigli nani, mi hanno detto, di quelli che si tengono negli appartamenti. Anche questo come fosse normale, che i conigli da appartamento vengano fatti razziare all’aperto.
Mah. Sarà che in questi centri puoi farci di tutto, che le persone sono così occupate dal loro dolore che non c’è più spazio né per lo stupore né per il senso.
Ho scoperto che mia zia Laura si chiama Maria. L’ho letto sulla flebo: Maria. Cristo! La conosco da quando sono nato! Ho chiesto a mia madre: ma non si chiama Laura? No, Maria, Laura è il secondo nome.
Non me l’aveva mai detto nessuno. Me l’ha detto oggi la flebo.
Poi a un certo punto, nella stanza faceva un caldo infernale, non so, a un certo punto mi è venuto da sbadigliare. Ho incrociato lo sguardo di mia zia, mi stava guardando.
Mi sono vergognato come un ladro.
Per la prima volta mi sono accorto che in uno sbadiglio c’è una tale quantità di vita da risultare insopportabile. Indecente.
Quel gesto piccolo e silenzioso, lì dentro, è risuonato tra le pareti come un urlo.

1 commento:

  1. il motivo per cui si ci mette la mani davanti alla bocca risale al medioevo. in quel tempo si riteneva, si ri-temeva, che lo sbadiglio altro non fosse che un sussulto, un singulto, un salto, un moto dell'anima. come se l'anima intendesse prendere la via per uscire dal corpo attraverso la bocca. per impedire ciò, per impedire che senza il corpo divenisse facile preda del maligno. sempre in agguato, si consigliava di mettersi la mano davanti. per proteggerla. la tua ora è rimasta là, a farle compagnia.

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